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Partita IVA 2017: quanto si paga veramente per tenerla aperta?

Cosa dovete tenere in considerazione quando aprite la partita IVA

Partita Iva e contributi Inps tutti i possibili cambiamenti in arrivo

La partita IVA rappresenta uno dei requisiti fondamentali per l’agente di commercio. Essa. infatti, è uno dei requisiti fondamentali per l’abilitazione alla professione.

Ma spesso la disinformazione regna sovrana, e in pochi conoscono i costi effettivi per tenerla aperta. Abbiamo deciso di rinfrescarvi la memoria sul tema, e di approfondire un argomento che, spesso, viene dato per scontato. Ecco i punti da tenere in considerazione.

Aprire una partita IVA: costi reali e un luogo comune da smontare

Tanti (futuri) agenti di commercio sono convinti che aprire una partita IVA richieda dei costi. Non è così, perché la sua apertura è gratuita. I costi da sostenere per tenerla aperta, infatti, arrivano dopo, e vengono calcolati in base alla professione svolta, agli introiti dichiarati e al tipo di partita IVA per cui si opta.

Obblighi partita IVA: cosa include il costo del commercialista

La prima spesa da sostenere è ‘l’onorario del commercialista. Gli obblighi che adempie includono:

  • presentazione della dichiarazione dei redditi annuale, anche se non si è fatturato nulla;
  • tenuta della contabilità;
  • iscrizione presso Enasarco e versamento dei contributi previdenziali,
  • iscrizioni alla Cciaa o ad eventuali Albi o elenchi, con conseguente pagamento dei diritti e delle tasse annuali.

Partita IVA con gestione separata o regime forfettario: differenze rispetto ai professionisti

In questa sede, invece, vogliamo analizzare le differenze tra partita IVA professionisti e iscritti alla gestione separata Inps. Questi ultimi sono lavoratori autonomi che si occupano di un’attività che non prevede iscrizione ad alcuna cassa o albo.

Per questi ultimi è prevista un’aliquota proporzionale al reddito (oggi fissata al 25,72% ma con imminente scatto al 26,23%). Il primo anno dall’apertura della partita IVA si versano gli acconti sui contributi, quello successivo il saldo (con scadenza coincidente con quella del saldo Irpef al 30 giugno) e il seguente acconto. I contributi versati, vale la pena ricordarlo, sono sempre deducibili dal reddito (questo vale anche per il forfettario).

Ricordiamo comunque che gli uffici FNAARC sono aperti per qualsiasi chiarimento e assistenza sull’apertura della Partita IVA.

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