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Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio

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GLI AGENTI DI COMMERCIO E IL SETTORE DELLA MODA

Intervista a Luca Bagnoli, vice presidente di FNAARC

 

 

Molte ombre e qualche luce attraversano il settore della moda. Il quadro lo illustra Luca Bagnoli, vice presidente di FNAARC, l’associazione maggiormente rappresentativa della categoria degli Agenti di Commercio, aderente a Confcommercio. «I magazzini sono piedi di merce, la filiera è completamente ferma e noi, che siamo intermediari e viviamo di provvigioni, siamo in completa attesa che il mercato riparta, cosa che non avverrà prima del prossimo autunno».

 

Un quadro molto difficile, determinato anche dalle dinamiche stesse del mondo della moda, la cui complessa macchina si avvia con un anno di anticipo sull’immissione nel mercato della merce: «Ideazione, presentazione delle collezioni, show room produzione, vendita e distribuzione: in pratica si lavora un anno anticipando i costi di stipendio, benzina, trasporti, auto…per prendere le provvigioni dodici mesi dopo. Ragion per cui il reale danno economico subito nel 2020, gli Agenti di commercio di questo settore lo vedranno nel 2021». Un passaggio non di poco conto se si considera che invece nella determinazione dei ristori da parte del Governo ci si è semplicemente basati sull’eventuale calo di fatturato di marzo e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «A quel tempo noi stavamo ancora beneficiando dei frutti del lavoro dell’anno precedente, mentre è nei mesi successivi che il lavoro per noi si è fermato: questo, però, nessuno ce lo riconosce». Bagnoli spiega poi come il ristoro non possa inoltre essere una tantum e oltretutto uguale per tutti, ma occorre individuare uno strumento progressivo, che risponda in maniera più veritiera al danno subito. Ciò anche in virtù del fatto che non tutti i segmenti del settore moda hanno sofferto e stanno soffrendo allo stesso modo. «C’è un una grande differenza tra il lusso e lo sportswear, ma anche all’interno dei diversi segmenti di quest’ultimo. Dopo il lockdown della scorsa primavera – continua Bagnoli – i negozi hanno registrato delle ottime vendite fino a settembre, ma le diverse restrizioni degli ultimi mesi hanno fermato di nuovo tutto. Molto dipende anche dalla tipologia di prodotto, perché se non è possibile realizzare eventi di alcun genere, i vestiti da cerimonia e da festa sono chiaramente invendibili, mentre altri capi meno impegnativi e adatti alla vita di tutti i giorni hanno tenuto bene. In maniera simile, gli sport al momento impraticabili, come lo sci o il nuoto, sono del tutto fermi, mentre tutto ciò che è outdoor continua a funzionare». E la previsione è che funzionerà ancor meglio mano a mano che la pandemia scomparirà dalle prime pagine dei giornali e sarà possibile tornare a uscire in sicurezza».

 

Gli Agenti di commercio attivi nel comparto moda stanno comunque reagendo, cercando in tutti i modi di trovare una nuova chiave di lettura in un mercato devastato soprattutto dal fattore incertezza. «Crediamo che l’e-commerce non possa sostituire il grande lavoro di selezione, promozione e vendita svolto dagli Agenti di commercio, che in molti casi operano attraverso una struttura organizzativa in tutto e per tutto simile a quella di un’azienda: esperienza, show room, collaboratori, customer care…sono solo alcune delle funzioni che si svolgono e che possono certamente essere supportate dal digitale, ma non sostituite. Dobbiamo però individuare delle nuove formule per creare e rafforzare sinergie, trasformando il patrimonio di conoscenze di ciascuno in un patrimonio comune».

 

Gli Agenti ci mettono molto del loro, dunque, ma ritengono che molto vada fatto anche dal nuovo Governo: «Il nostro invito è di cogliere l’occasione per rilanciare il Sistema Italia attraverso provvedimenti e una visione di lungo periodo che consenta di ripartire su nuove basi: snellire la burocrazia e una riforma della giustizia civile sono le priorità per tutti. Per la nostra categoria chiediamo invece agevolazioni sulla mobilità all’interno delle città, un aumento degli sgravi fiscali per gli automezzi e, subito, un più equo ricalcolo dei ristori», conclude Bagnoli.

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