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Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio

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Sergio Mercuri è il vice presidente nazionale vicario degli agenti di commercio e per l' Umbria, della Fnaarc (Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio) è il leader.

Fa i conti sulla crisi, alza il velo su un comparto che non finisce spesso in prima linea, ma se dici partite Iva ecco che si apre un mondo. Anche quello dei seicento euro per affrontare la prima botta della crisi. Presidente, partiamo dai numeri. 

 

Quanti sono gli agenti di commercio attivi in Umbria?

«In Umbria lavorano, a oggi, 6.916 agenti. Nello specifico sono 5.069 in provincia di Perugia e 1.847 in quella di Terni. E,per spiegarlo bene, non siamo solo quelli che vanno in giro con il campionario dei vestiti o propongono gli acquisti per i negozi di alimentari. Contate che stanno a provvigione, quindi sono colleghi, anche una parte dei venditori di auto nelle concessionarie, chi lavora nelle agenzie immobiliari oppure in finanziarie e assicurazioni».

 

Qual è la situazione del comparto?

«Pesantissima. Stimo che in una regione come la nostra un terzo di noi potrebbe non ripartire. E vi aggiungo un altro numero che rende bene l' idea della reazione a catena». Di cosa si tratta «Penso a bar, ristoranti e pizzerie. In Umbria ne abbiamo 9.526: 7.241 in provincia di Perugia e 2.285 in quella di Terni. Come per noi, anche per quel comparto, che conosco anche da presidente di Confcommercio Perugia, rischia di lasciare sul terreno un terzo delle attività».

 

Quindi la gente non compra perché non ha i soldi per farlo, si fermano i negozi e gli agenti di commercio: una domino da paura.

«L' economia di tanti settori passa per le nostre ventiquattr' ore. Pensate al mercato della moda. È in crisi chi vende scarpe, è in crisi chi vende pantaloni e camice. Una stagione si è fermata all' improvviso e la ripartenza sarà durissima, non solo per la crisi legata direttamente al coronavirus»

 

Mercuri durissima anche perché, allora?

«Perché verrà stravolto il modo di lavorare. Pensate sempre a quel negozio di scarpe. Pensate al classico calzino che viene utilizzato per misurarle: dovrà essere usa e getta. Pensate al piano dove un cliente farà la prova delle scarpe: dovrà avere, sotto, un telo da cambiare ogni volta. E questi presidi, giusti e necessari, saranno un costo vivo per l' azienda che riapre»

 

Cosa vi preoccupa di più quando la fase 2 cercherà di sbloccare il Paese?

«Se le aziende non vendono, gli agenti di commercio non prendono le provvigioni sull' incassato. Se non abbiamo le provvigioni non possiamo far ripartire le nostre attività. Se il mio cliente non ha chi lo paga e a me non può pagare, come la metto la benzina per andare a lavorare in giro per l' Umbria o per l' Italia?».

 

Presidente, c' è stata una crescita del commercio on line. Non solo per voi un avversario tostissimo. Come vi difendete?

«Ecco questo può essere un altro punto di partenza per pensare al dopo. L' e-commerce va forte, noi abbiamo bisogno di aiuti. Ma non credo che sia logico chiedere soldi tout court, parlerei, piuttosto, e non è una finezza di stile, di agevolazioni» 

 

Quindi, da dove si parte?

«Si potrebbe pensare ad agevolazioni per l' acquisto delle auto aziendali. Sarebbe anche un modo per dare una mano ai concessionari che adesso stanno fermi».

 

Eppoi?

«Poi si deve pensare ai più giovani. Se il comparto rischia di rimanere strozzato con le percentuali di cui ho detto prima, che ricambio generazionale ci sarà? E comunque chi si è avvicinato da poco come potrà muoversi per ripartire? Ecco che un aiuto ai più giovani potrebbe essere una soluzione. Troviamo soluzioni per sgravi fiscali per due- tre anni. Noi ci troviamo tra l' incudine e il martello. Per lavorare già dobbiamo anticipare spese vive. Il nostro ruolo di cinghia di trasmissione rischia di non esistere più».

 

(Intervista di Luca Benedetti - Il Messaggero 17 aprile 2020)

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