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Colf, agenti di commercio, commercianti e tassisti: il pressing delle categorie sul decreto «Cura Italia»

Il provvedimento è in vigore da poco più di 24 ore ma è già finito sotto la lente di categorie e forze politiche (non solo dell’opposizione). La partita delle modifiche si gioca nel percorso di conversione in parlamento. Ma non solo

Il decreto “Cura Italia” è in vigore da poco più di 24 ore ed è già è sotto la lente di associazioni, categorie e forze politiche di opposizione (ma non solo). Rientrano nel primo caso la richiesta di estendere a colf e badanti la copertura della cassa integrazione in deroga o la posizione, espressa da Confesercenti, contro i troppi mini-rinvii, nella convinzione che occorra dare più tempo alle imprese. Il Governo ragiona su possibili modifiche: dal vertice a Palazzo Chigi tra Conte e i ministri economici è emersa la disponibilità a introdurre nuove agevolazioni per le partite Iva e per inserire tutele anche per colf e badanti.

 

Le critiche del centrodestra (ma non solo)
Sul piano politico, se da una parte il viceministro dell’Economia Misiani annuncia che il governo sta valutando di rafforzare gli strumenti per difendere le aziende strategiche italiane nel tempo dell’emergenza coronavirus, FdI annuncia la presentazione di un pacchetto di emendamenti - il 23 marzo inizierà l’esame del decreto da parte della Commissione bilancio del Senato, in prima lettura; il provvedimento andrà convertito in legge entro il 16 maggio - sui temi della sicurezza nazionale, che prevedano tra l’altro la estensione del golden power ai settori strategici minacciati, il rafforzamento della intelligence economica nel Dipartimento per la sicurezza e le potenzialità di intervento delle Autorità di controllo.

 

Le barricate del centrodestra
Al di là dell’annuncio di Fratelli d’Italia, è tutto il centrodestra a salire sulle barricate e a minacciare di bocciare il decreto Cura Italia con le misure economiche anti-Coronavirus. «In queste settanta pagine di decreto - ha sottolineato il leader della Lega Matteo Salvini - manca tanto per curare l’Italia». «Il decreto appena varato è assolutamente insufficiente - ha detto Silvio Berlusconi -: non consentirà in alcun modo la sopravvivenza delle aziende e la salvaguardia dei posti di lavoro né favorirà una successiva ripresa. Deve essere ampiamente modificato e migliorato in Parlamento perché possa avere il nostro appoggio». Punti deboli del provvedimento sono stati messi in evidenza anche all’interno della maggioranza da Italia Viva: «Spero sia chiaro al Ministro Gualtieri, che ringraziamo per il lavoro che sta facendo, che il quadro emerso nel Dl Cura Italia per i professionisti appartenenti agli ordini e dunque alle relative casse, è inaccettabile», ha detto Camillo D’Alessandro, capogruppo di Italia Viva in Commissione Lavoro alla Camera.

 

Cassa integrazione ordinaria anche per colf e badanti
Insomma la partita per modificare o integrare il “Cura Italia”, nato per fornire un sostegno a famiglie e imprese travolte dall’emergenza Coronavirus, è appena cominciata. La gran parte delle segnalazioni arrivano da associazioni o categorie. Assindatcolf, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, ha criticato l’esclusione del settore domestico dalla misura che introduce la cassa integrazione in deroga. Due milioni di lavoratori che ogni giorno, anche in queste settimane di emergenza, si occupano di anziani, malati, disabili, bambini e della casa rischiano di rimanere senza reddito. Fonti del ministero del Lavoro hanno fatto sapere che si valuta un’indennità anche per i lavoratori domestici, che andrebbe inserita nel decreto del ministero del Lavoro da emanare entro 30 giorni. Il provvedimento specificherà l’attribuzione del “Fondo per il reddito di
ultima istanza” inserito nel decreto “Cura Italia”. Il Fondo prevede un’ulteriore forma di sostegno al reddito per i lavoratori danneggiati dall’emergenza coronavirus, che non rientrano tra gli altri già coperti dal provvedimento.

 

Indennità autonomi: agenti e rappresentanti di commercio nel limbo
Le categorie di rappresentanza di agenti e rappresentanti di commercio lamentano: questi lavoratori versano in una situazione di “limbo”. Le varie rappresentanze di categoria degli agenti (Fnaarc Confcommercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS Uil, Ugl, Usarci) hanno così inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. «L’art. 28 del decreto legge (il “Cura Italia”, ndr) – si legge - dispone di un’indennità per i lavoratori autonomi, tra cui si devono annoverare gli agenti e rappresentanti di commercio. L’articolo del decreto genera, però, un’incertezza nell’applicazione da chiarire al più presto: nell’individuare l’ambito soggettivo di applicazione fa, infatti, riferimento ai soggetti iscritti alle gestioni speciali dell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria), non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Gli agenti e i rappresentanti di commercio – scrivono le organizzazioni di categoria - sono contestualmente tenuti al versamento dei contributi previdenziali, sia presso l’Inps (gestione commercianti) sia presso la Fondazione Enasarco, in quest’ultimo caso ai fini dell’erogazione di una prestazione integrativa rispetto alla gestione di primo pilastro presso l’Inps. Un’interpretazione letterale della norma potrebbe portare ad escludere la categoria da noi rappresentata dal beneficio di un’indennità una tantum di 600 euro».

 

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(Articolo de Il Sole 24 Ore - 20 marzo: scritto da Andrea Carli)

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